Il caso Facebook: sospese le stime del pubblico per le Custom Audiences

Il caso Facebook: sospese le stime del pubblico per le Custom Audiences

A una settimana circa dallo scandalo Facebook, Zuckerberg reagisce non mostrando più la potenziale copertura all'interno delle campagne pubblicitarie. 

In seguito all’accaduto di qualche tempo fa, Facebook non mostrerà più la potenziale copertura all’interno delle campagne pubblicitarie per tentare di porre rimedio alla vulnerabilità dei propri sistemi che l’hanno trascinata in questa spiacevole situazione.

Com’è ben risaputo ormai, tutto ha avuto inizio il 17 marzo 2018 con le inchieste giornalistiche di due testate molto note: il New York Times e il The Observer. Queste ultime si sono concentrate sull’attività della Cambridge Analytica, società britannica specializzata nella raccolta di dati sugli utenti che utilizzano i Social Network. In particolare, la compagnia, analizzando i comportamenti online dei consumatori, specialmente i Like su Facebook, elaborava profili psicometrici e li utilizzava per diversi scopi, tra cui il tentativo di influenzare le campagne elettorali.

Attraverso un’applicazione chiamata “thisisyourdigitallife”, 270 mila utenti sono stati tratti in inganno e, attraverso la semplice registrazione mediante il proprio profilo Facebook, hanno involontariamente accettato di condividere informazioni personali. In realtà, secondo la policy di Facebook vigente allora, la piattaforma era autorizzata a raccogliere i dati relativi agli amici dell’utente senza avvisarlo (tale policy è stata successivamente cambiata e questa azione è stata impedita). Così, i dati di 50 milioni di utilizzatori della piattaforma sono stati in un certo senso rubati e venduti a società terze che li hanno a loro volta utilizzati, tra le altre cose, per orientare il voto dei cittadini durante diverse elezioni, tra cui anche le presidenziali del 2016 che hanno visto la vittoria di Trump.

Facebook, che è stata tirata nel bel mezzo del ciclone, dopo giorni di silenzio, ha espresso una dichiarazione di non responsabilità. Poi, il 21 marzo 2018, Mark Zuckerberg, ha pubblicato un post in cui ha ammesso di aver commesso degli errori e si è assunto tutte le responsabilità. Il fondatore della piattaforma ha affermato: “Sono seriamente intenzionato a fare il necessario per proteggere la nostra comunità”.

In 48 ore circa, la società ha perso ben 9 miliardi di euro ed è stata resa oggetto delle indagini della Federal Trade Commission. La piattaforma social più famosa al mondo, quindi, ha dovuto pagare una multa di 3 miliardi di dollari (in quanto i dati sensibili forniti dagli utenti non possono essere trasferiti a soggetti terzi) e ha dovuto rendersi disponibile per ulteriori indagini circa il parlamento europeo e quello russo.

E mentre sulla rete si diffonde a macchia d’olio l’hashtag #deleteFacebook, che invita gli utenti a cancellarsi dalla piattaforma, la Compagnia ha deciso di sospendere le stime di copertura per le sue Custom Audiences: strumento molto prezioso per coloro che promuovevano le proprie campagne su Facebook  in quanto dava la possibilità di ottimizzare il targeting e individuare una lista di utenti già profilata e corrispondente alle proprie esigenze. Risulta, dunque, quasi ovvio che ci sia un collegamento tra lo scandalo e la decisione in questione presa da Facebook.